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La preghiera

 


 

Gen. 18:17-33; Col. 2:6-19; Salm 138; Lu 11:1-13


Grazia a voi e pace da parte di Dio, nostro Padre, e dal nostro Signore Gesù Cristo.

Se Dio è onnisciente, onnipotente, generoso, pieno di misericordia, e ci ama con un amore tale da non aver risparmiato neanche la vita di suo unico Figlio sulla croce per noi, allora PERCHÉ MAI dovremmo ancora pregarlo? A cosa serve ancora la preghiera, se Dio sa già ciò di cui abbiamo bisogno?

Ho sentito in passato la storia di un bambino con genitori iperprotettivi. Era già grandicello e non aveva problemi fisici o neurologici a usare le parole, ma prima ancora che il bimbo dicesse cosa voleva, i genitori avevano già indovinato e provveduto all’istante. Bastava un suo sguardo, un dito puntato, un qualsiasi suono dalla sua bocca, che subito gli veniva portato davanti ciò che i genitori avevano intuito che voleva.

Ma una loro amica insegnante a un certo punto ha detto loro, “Guardate che così facendo si rischia che il bimbo non impari bene a parlare, e non sviluppi bene l’espressione del linguaggio”. Si sono quindi resi conto che c’è del bene anche quando non si soddisfa necessariamente subito tutti i desideri del figlio, in modo da stimolarlo a chiedere.

Dio vuole che noi, i cristiani, lo preghiamo, e vuole darci senza ‘se’ e senza ‘ma’ i doni spirituali di cui abbiamo bisogno. Ma Lui vuole essere pregato, insiste perché quei doni gli vengano chiesti. Vuole così evitare che i Suoi doni perdano di valore agli occhi delle persone. Non vuole che noi, cristiani, diventiamo negligenti rispetto al compimento, con timore e tremore, della nostra salvezza [Fp 2:12].

Perché ci viene comandato di pregare Dio, e Dio soltanto? Perché giustamente colui a cui ti rivolgi in ogni necessità, e da cui aspetti l’aiuto e consolazione in ogni necessità, colui che preghi è il tuo dio - e se la tua preghiera non è rivolta all’unico vero Dio, sarà per forza un dio falso, un idolo. Confessiamo la nostra fede nell’unico Dio quando lo preghiamo, soltanto Lui. Quando in fiducia lo chiamiamo per nome in ogni necessità, soltanto Lui. Tutti i santi pregano con noi all’unico Dio attraverso Cristo Gesù, nostro Signore, come dice San Paolo in [1 Tim 2:1,3,5] “Esorto dunque, prima di ogni cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni e ringraziamenti per tutti gli uomini,… Questo infatti è buono ed accettevole davanti a Dio, nostro Salvatore… Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo.”

Per spiegarci cosa desidera da noi, dopo averci insegnato le parole della sua preghiera modello, Gesù racconta la parabola dell’amico importuno.

Tutti i dettagli di quel racconto sono verosimili nella vita reale. Ma altrettanto vera nell'esperienza media è la resa finale del padrone di casa, non tanto per le esigenze dell'amicizia quanto per lo scopo di calmare l'importunante vicino di casa. La scena è dipinta in colori forti, e volutamente, a causa della lezione che il Signore desidera trasmettere. L'insistenza della preghiera cristiana deve rasentare l'impudenza; deve essere caratterizzata da una perseveranza instancabile, da una resistenza che rifiuta di scoraggiarsi, da un disprezzo spudorato dell'apparente indifferenza di Dio. Perché la nostra richiesta deve essere seguita da una ricerca sincera, e questa ricerca appassionata da un bussare persistente alla porta del cuore di Dio. Il risultato finale deve essere che il supplicante vedrà esaudita la sua richiesta; colui che bussa ripetutamente alla porta troverà le porte aperte. Questa è la santa insistenza della preghiera che Gesù qui ci raccomanda, ci impone; perché è una preghiera, un'esortazione, un assalto che nasce dalla fede nel comandamento e nelle promesse divine e quindi non può mancare il suo obiettivo.

Consideriamo un altro racconto, quello della donna cananea [Mt 15:21ss]. Prima di dirle “O donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi”, e prima di guarire sua figlia indemoniata, Gesù l’aveva fatta pregarlo più volte, con più insistenza. E la donna non si è lasciata scoraggiare nemmeno quando Gesù l’aveva umiliata davanti a tutti, paragonandola a un cagnolino. No, invece si è aggrappata alle promesse sulla misericordia del Messia che aveva imparato dalle profezie dell’Antico Testamento. Cristo l’aveva messa alla prova, l’aveva fatto esercitare la propria fede, metterla in pratica. E nell’aggrapparsi alle promesse di un Dio così grande, la sua fede ne ha preso la forma – sua fede era grande perché l’Iddio a cui si aggrappava è grande, e l’ha ritenuto vero come dalle antiche profezie, e se ne è fidata. Nel voler essere pregato, Dio ci insegna la fede nella pratica: la fede la si impara anche facendo.

D’altra parte, la Bibbia è piena di esempi di preghiere ad altri dèi oltre al vero Dio. Ciò va contro sia il primo, sia il secondo comandamento.

Contro il secondo comandamento, perché lì ci viene ordinato di invocare il nome di Dio in tempi di avversità e angoscia, sia per se stesso, sia per il prossimo.

Contro il primo comandamento, perché se in tempi di avversità e angoscia invochiamo qualcun altro, questo qualcun altro diventa il nostro dio – un falso dio, in questo caso.

Nelle Sacre Scritture, siamo invece costantemente esortati e incitati a onorare il nome dell’unico vero Dio, e ad averlo sempre sulla bocca in tutto ciò che può accadere a noi o venire a nostra conoscenza. Perché questo è il vero onore del Suo nome, rivolgersi ad esso per ogni consolazione e implorarglielo, in modo che prima il cuore per fede dia a Dio l'onore che gli è dovuto, e poi le labbra per la confessione di questa fede. E la preghiera a Dio viene qui enfatizzata tanto quanto qualsiasi degli altri comandamenti, come Non commettere adulterio, non commettere omicidio, non rubare, ecc.

La preghiera persistente a Dio è anche un'abitudine benedetta e utile, che è molto efficace contro il diavolo, che è sempre intorno a noi e sta in agguato per portarci al peccato e alla vergogna, alla calamità e ai problemi, ma che è molto restio a sentire il nome di Dio e non può rimanere a lungo dove viene pronunciato e invocato dal cuore. E, in effetti, molte calamità terribili e sconvolgenti ci colpirebbero se, invocando noi il Suo nome, Dio non ci preservasse. Per far arrabbiare il diavolo, dunque, dovremmo avere sempre questo santo nome in bocca, in modo che non possa ferirci come vuole.

Di nuovo, Cos’è la preghiera? Pregare, come ci viene insegnato dal Secondo Comandamento, è appellarsi a Dio in ogni necessità. Così come ci ha insegnato Gesù nel passo del Vangelo di oggi.

Visto che nessuno riesce ad adempiere perfettamente ai comandamenti, anche se abbia già iniziato a credere in Cristo, e visto che il diavolo, il mondo e la nostra propria carne si oppongono con tutte le loro forze a questo nostro impegno, niente è più necessario che vivere continuamente nell’orecchio di Dio, pregandolo e chiedendogli di darci, conservare e moltiplicare la nostra fede in Cristo e l’adempimento stesso dei Dieci Comandamenti. E che rimuova ogni ostacolo che si trovi in questo nostro cammino.

Nel secondo comandamento, si esige quindi che diamo lode al nome di Dio, e lo invochiamo in tutte le necessità, ovvero che lo preghiamo. Infatti, invocare il nome di Dio non è altro che pregarlo.

Se dipendesse quindi da noi, nessuna preghiera avrebbe alcun valore. Dio non ci ascolta perché siamo di noi stessi buoni, perfetti, meritevoli. Ma verrà esaudita, non perché la starai pregando tu, o io, ma perché Dio ce l’ha comandato. Dio non ha più o meno considerazione per le preghiere in base alla persona, ma perché a motivo del perdono dei peccati che riceviamo in Cristo, la mia e la tua preghiera sono preziose, sante e gradevoli a Dio tanto quanto quelle di San Pietro, San Paolo, o della Santa Madre di Dio. Anche le loro preghiere non sono mai state prese in considerazione se non perché ugualmente basate sui meriti di Cristo e il perdono dei peccati, e non sul loro proprio merito. Perciò Cristo e gli apostoli ci insegnano a pregare Dio, e Dio soltanto, nel nome di Cristo, l’unico motivo per cui vengono accolte.

Perciò, siate persistenti nelle vostre preghiere. Ricordatevi delle promesse nelle Scritture, [Salmo 50:15] “Invocami nel giorno dell’avversità, io ti libererò, e tu mi glorificherai.”

E in [Matteo 11:28] leggiamo, “Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo.” Questa è la promessa di Gesù Cristo, e la sua parola è eterna.

Nel nome di Gesù, Amen.

 

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