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Giudizio e perdono, vendetta e misericordia

 


Gen. 50:15-21; Salmo 138; Rom. 12:14-21; Luca 6:36-42



Grazia a voi e pace da parte di Dio, nostro Padre, e dal nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Le letture di oggi sono tra le più belle del lezionario.

Parlano della misericordia di Dio, e del suo perdono. Cosa c’è di più bello di questi due doni di Dio? Come abbiamo letto nel Salmo 138 [:6] “Anche se l'Eterno è eccelso, egli ha riguardo degli umili, ma il superbo egli lo conosce da lontano.” Cos’altro è più importante di poter contare su Dio Creatore che non gira le spalle a noi, semplici creature sue?

Peggio ancora: siamo anche delle creature ribelli. Ogni giorno lo sfidiamo nella sua autorità su di noi, spesso lo rinneghiamo davanti agli altri, e ci rifiutiamo di credere alle sue parole. Eppure, Dio ci sostiene ogni giorno, ci protegge ogni notte, e ci fa poi svegliare ancora per un’altra giornata sotto la sua misericordia.

In più, ci dimentichiamo che il prossimo, Dio l’ha messo al nostro fianco perché noi lo amiamo e lo serviamo; ma ci viene invece più naturale pensare che il prossimo è qui per servire noi – perché ovviamente pensiamo di essere quelli più importanti. Ma ci dimentichiamo anche che Dio è il più eccelso di tutti, eppure è venuto lui a servirci, e ci ha dato l’esempio.

La Parola di Dio ci vuole far capire che queste cose sono giustamente il riassunto della nostra ribellione e del nostro peccato, cioè la dimostrazione del nostro mancato amore a Dio e al prossimo.

Quindi, oltre ad alzare Dio sopra ogni cosa, la Parola di Dio ci rivela quanto in basso siamo noi rispetto a Dio. La Legge di Dio minaccia di punirci sia in questa vita, sia nell’eternità? Ce la meritiamo tutta quella punizione! Dio Creatore ha ogni diritto di giudicarci e di condannarci. Perché Lui è buono, ma noi no. Lui è giusto, ma quando la sua giustizia ci rivela che siamo in debito con Lui, a noi quella giustizia proprio non piace.

Ma nella sua misericordia, Dio ci convince del nostro peccato. E quando la Parola di Dio ci rivela che proprio per questo motivo il Figlio di Dio è stato inviato tra gli uomini, ed è diventato uomo lui stesso, per poter morire al nostro posto sulla croce, e ci porta a credere a questo come la nostra salvezza, salvezza dalla nostra profonda ribellione, allora ci fa capire anche l’immensità della sua misericordia e del suo perdono. Ci solleva dal buco profondo dove eravamo finiti, come il padre del figlio prodigo che corre verso di lui, lo abbraccia e lo riceve in festa.

Quindi la misericordia e il perdono sono i più belli doni che potremmo mai ricevere da Dio.

Però le letture di oggi non si limitano a questi più belli doni che riceviamo da Dio. Parlano anche della nostra condivisione di questi doni con gli altri. Con il prossimo.

Questo rende le letture di oggi al tempo stesso forse tra quelle più difficili da digerire, un po’ come il fratello più grande del figlio prodigo, che non riusciva a digerire il banchetto promosso dal padre per il fratellino ribelle.

Quando Gesù ha detto, [Luca 6:42] “Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vedere bene per togliere la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello,” con chi stava parlando? A chi si dirigeva? A chi stava dando di ipocrita? Ai farisei non credenti? No, in questo caso parlava proprio ai suoi discepoli credenti. In questi versetti, chiama discepoli chi lo ascoltava; comanda di essere misericordioso così come il loro Padre – cioè Dio, il Padre loro e nostro, e del nostro fratello con la pagliuzza nell’occhio. Quindi, quando ha detto “ipocrita”, si dirigeva anche a noi, che siamo tra i suoi discepoli.

Il Signore vuole rimuovere la pagliuzza dall’occhio del nostro fratello, e lo vuole fare attraverso di noi.

Quando lo facciamo, lo facciamo a nome di Dio, e non da noi stessi. L’azione è di Dio; le regole sono le Sue, e non le nostre. Siamo soltanto l’agente attraverso cui Dio agisce.

Quando lo facciamo, imitiamo il Signore, e agiamo da figli. Lui regna nella sua chiesa attraverso il perdono, e lo fa con la Sua Parola letta e predicata, con il Battesimo e il Sacramento dell’Altare, con la confessione e assoluzione del pastore, e anche con la consolazione tra fratelli.

Anche tra fratelli, agiamo da figli di Dio, e rappresentiamo Dio per il prossimo. [Luca 6] “36 Siate dunque misericordiosi, come anche il Padre vostro è misericordioso. 37 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato.”

E in [Rom. 12:19], Paolo ci insegna: “Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all'ira di Dio, perché sta scritto: «A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore».” [Rom. 12:21] “Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene.”

La vendetta, cari fratelli, appartiene a Dio, e Lui la esercita quando trova necessario. Ma soprattutto, Lui è paziente e misericordioso. Con te, con me, e con il nostro prossimo. E vuole che partecipiamo con Lui nella distribuzione di questa sua misericordia, e del suo perdono. Lui ci invita ad esercitare questa funzione divina, il perdono dei peccati, così come Lui ci ha perdonati. Che onore! Se desideravate assomigliare a Dio, ecco che non c’è modo migliore: la misericordia e il perdono di Dio sono tuoi, e sono anche disponibili per il tuo prossimo attraverso di te. Allora rispondiamo alla chiamata di Cristo, e agiamo con il nostro fratello così come Dio ha fatto con noi, da veri figli di Dio, nella sua misericordia e perdono anche verso il fratello.

A Dio, che in Gesù Cristo ha rivelato l’immensità della sua misericordia e perdono conquistati sulla croce per tutto il mondo, e ci ha chiamati per fede con tutti i fratelli a vivere nella sua grazia, a Lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.


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