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Ascensione di Cristo - homilia

 


Lettura:  Atti 1:1-11

Ogni volta che recito o ascolto il Credo Niceno, quando dice “Per noi uomini e per la nostra salvezza,” mi ricordo che è stato a causa del mio peccato che il Figlio di Dio ha dovuto discendere dal cielo e incarnarsi da una vergine. Era l’unico modo perché potesse poi essere trafitto su quella croce 2000 anni fa.

È stato a causa del tuo peccato e del mio che Lui ha camminato come uomo sulla terra, è stato tentato, ha sofferto ed è morto su quella croce.

Lui ha portato la morte di tutti su quella croce. A causa del nostro peccato.

E il terzo giorno è risorto, secondo le Scritture.

Tutto questo per noi, e per la nostra salvezza, come recita il Credo.

E poi, “Ascese al cielo e siede alla destra del Padre.”

Gli angeli dissero [v. 11] “QUESTO Gesù che è stato portato in cielo di mezzo a voi.” Lo stesso Cristo che era con i discepoli prima. Mostrando continuamente al Padre in cielo nel suo corpo d’uomo la gloria delle sue cicatrici ottenute sulla croce, quel sacrificio che ci ha portato la pace con Dio per sempre, per te e per me.

Sì, “QUESTO GESÙ” è stato tolto dalla loro VISTA, e dalla nostra, ma non dalle loro ORECCHIE o BOCCHE, né dalle nostre.

Noi continuiamo a sentire la Buona Novella del perdono dei nostri peccati, e partecipiamo anche al suo stesso corpo e sangue con il pane e il vino sull’altare.

Confessiamo anche che “di nuovo verrà con gloria a giudicare i vivi e i morti.”

Ma la buona notizia è che in quello stesso Cristo che verrà a giudicarci e a giudicare tutti gli altri, ci viene offerto ora, oggi, il perdono dei peccati per mezzo della fede.

D’altra parte, quando nell’insegnamento e nella predicazione la grazia di Dio purtroppo viene mescolata con le mie opere per la salvezza; o se la mia stessa condotta da cristiano è ciò con cui misuro la mia certezza di salvezza; allora, come dice Paolo in Romani 11:6 “E se è per grazia, non è più per opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia. Ma se è per opere, non è più grazia, altrimenti l'opera non sarebbe più opera.”

Se il Vangelo non è puro, allora non è integro, ma è corrotto. Allora il Vangelo non viene insegnato rettamente. Ma sull’insegnare rettamente il Vangelo si basa la propria definizione dell’essere vera chiesa.

È così che il Signore Gesù regna nella sua chiesa, cioè attraverso il perdono dei peccati.

Questo è il mandato di Dio alla chiesa, il nostro privilegio di farne parte, e il dono più prezioso mai dato a noi e al mondo: che il ravvedimento per il perdono dei peccati, che è il vero Vangelo, sia predicato, nel nome di Gesù, a tutte le genti. Anche noi siamo inclusi in questo. Ovunque siamo, e ovunque saremo.

E la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodisca i nostri cuori e le nostre menti in Cristo Gesù. Amen.

Sem. Luiz R. Lange 

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