Letture:
Salmo 46; Apoc. 14:6-7; Rom. 3:19-28; Matt. 11:12-19; Giov. 8:31-36
Grazia e pace da parte di Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.
La Riforma Luterana è stata una doppia battaglia per ciò che è vero. Due importanti verità sono state riscoperte, e portate di nuovo alla luce. Verità che erano state per secoli azzittite, nascoste, soffocate sotto una coperta di religiosità basata sulle opere.
C’erano infatti già stati alcuni altri movimenti di riforma prima di quella luterana, che si erano concentrati però sull’aspetto morale. E la loro risposta era stata: facciamo di meglio, smettiamo di peccare. Fin qui è tutto giusto, bisogna sicuramente smettere di peccare. Però loro credevano che la soluzione del problema stava nel proprio miglioramento. Che con un po’ più di sforzo ce la potevano fare. Che facendo del bene e delle opere considerate degne avrebbero assicurato alla fine dei conti un bilancio morale positivo davanti a Dio.
Ma i riformatori luterani hanno trovato nelle Sacre Scritture della Bibbia che quello non corrispondeva al vero. Che quello era frutto di studi fatti su delle fonti sbagliate. L’acqua cristallina della dottrina biblica era stata mescolata con dell’acqua torbida, per così dire. La verità sull’uomo – su di te e su di me – si era persa per molto tempo in mezzo a un’altra dottrina.
E invece, cosa ci dicono le Scritture?
La fede cristiana è abbastanza semplice. Anche se è centrata sul grande amore di Dio per noi in Cristo, anche se questo suo amore è il fuoco della nostra fede, prima che riusciamo a renderci conto dell'immensità di questo suo amore, e di iniziare a capirlo, dobbiamo imparare la verità su noi stessi.
La prima verità per cui si sono battuti i riformatori è quindi la verità su di noi. Infatti la verità su noi stessi non è piacevole. E per cercare di renderla più dolce, l’avevano nascosta sotto uno strato di mezze verità. Ma che verità è questa su di noi, così importante?
Ecco la verità su di te: tu non sei né buono, né giusto. Dio rivela nelle Sacre Scritture che tu sei cattivo, cattiva. Egli non vuole sapere di scusanti, spiegazioni, o altre scappatoie. Come abbiamo letto nel v. 19 dell’epistola di oggi, Dio vuole che “ogni bocca sia messa a tacere, e tutto il mondo” – compreso te e me – “sia sottoposto al giudizio di Dio.” Quindi, neanche provare. Non siete buoni. Avete agito male. Non avete neanche fatto il bene che avreste dovuto fare. Hai peccato. Ammettilo. Confessalo. Sei colpevole davanti a Dio, e ne sei responsabile.
Sentite quando San Paolo cita dal libro dei Salmi, nella sezione che precede il testo della lettura di oggi:
10 ... «Non c'è alcun giusto, neppure uno. 11 Non c'è alcuno che abbia intendimento, non c'è alcuno che ricerchi Dio. 12 Tutti si sono sviati, tutti quanti sono divenuti inutili; non c'è alcuno che faccia il bene, neppure uno. 13 La loro gola è un sepolcro aperto, con le loro lingue hanno tramato inganni, c'è un veleno di aspidi sotto le loro labbra; 14 la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza; 15 i loro piedi sono veloci per spandere il sangue; 16 sulle loro vie c'è rovina e calamità, 17 e non hanno conosciuto la via della pace; 18 non c'è il timore di Dio davanti ai loro occhi».
L’umanità però alza la voce in ribellione! Il vecchio Adamo in noi si sente offeso, e dice: “Come ti permetti di accusarci in questo modo? Quella descrizione su di noi non è giusta. Non siamo così cattivi. Beh, forse quelli altri lì, sì, ma non io. Chi credi di essere per accusarci di queste cose?”
In una parola: Dio. Cioè, non sono io colui che vi accusa, ma è Dio che lo fa. Ci ha creati con amore, e con amore provvede ogni giorno a tutto ciò che ci serve per la vita, e perciò Egli ha tutto il diritto di aspettare da noi altrettanto amore. Gliene siamo debitori. Ma non abbiamo fatto ciò che dovevamo fare. Non abbiamo cercato Dio, ma piuttosto i nostri desideri e vantaggi. Abbiamo tralasciato i suoi comandamenti. Abbiamo detto parole per causare danno ad altri. Abbiamo causato dolore e miseria.
Cioè, non abbiamo temuto Dio, come avremmo dovuto. Piuttosto, abbiamo temuto di perdere le cose che amiamo di più. Abbiamo temuto la reazione e il giudizio degli altri. Abbiamo temuto tante cose, ma non abbiamo temuto Dio sopra ogni cosa.
Se vuoi essere buono abbastanza per Dio, se vuoi che la tua bontà conti qualcosa davanti a Dio, allora devi assolutamente temere e amare Dio al di sopra di ogni cosa, e ugualmente fidarti di Lui al di sopra di ogni cosa. Devi essere buono e giusto. Ma non lo sei. Non sei buono. E cosa vuole Dio che tu faccia al riguardo? Vuole che tu taccia, e che tu concordi con Lui su questo.
Anche Lutero ci è passato. Non riusciva a dare pace alla propria coscienza, anche se cercava di fare più di quello che gli era richiesto in monastero. Non riusciva a vedersi buono abbastanza. Più ci provava, e peggio si sentiva. Voleva avvicinarsi a Dio in questo modo, ma si stava soltanto aprendo la fossa all’inferno. Stava facendo tutto quel che la chiesa gli aveva ordinato. Ma si è trovato comunque in colpa. La sua bocca era stata messa a tacere. Era in debito con Dio, e ne era consapevole. Aveva per grazia di Dio imparato la prima verità dalla Bibbia.
Anche noi allo stesso modo dobbiamo appropriarci di questa verità rivelata nelle Scritture: non siamo in grado di fare ciò che Dio ci chiede di fare. Siamo in colpa anche noi, e debitori verso Dio. Non sono io a dirvelo, ma Dio stesso attraverso San Paolo:
“19 Or noi sappiamo che tutto quello che la legge dice, lo dice per coloro che sono sotto la legge, affinché ogni bocca sia messa a tacere e tutto il mondo sia sottoposto al giudizio di Dio, 20 perché nessuna carne sarà giustificata davanti a lui per le opere della legge; mediante la legge infatti vi è la conoscenza del peccato.”
Poi c’è chi non stia neanche cercando di temere e amare il vero Dio. Per loro, i comandamenti sono altri. Fare propiziazione diventa fare delle opere di carità, o ripulire le strade. Il pentimento per loro vuol dire ricominciare una nuova storia. Non si ritengono né peccatori, né colpevoli.
Per loro non è stata la tradizione della chiesa, ma una tradizione umana ad aver nascosto la verità su di loro. Nonostante ciò, Dio continua ad essere Dio, e rimane anche la necessità che i peccatori riescano a trovare Dio nella sua misericordia.
Ogni anno si festeggia la Riforma Luterana il 31 ottobre. La società oggigiorno magari si ricorda piuttosto di Halloween, ma noi insistiamo, e celebriamo la ricorrenza. E perché mai?
Perché c’è una seconda verità che era stata messa sotto coperta durante il Medioevo, e che lo studio delle Sacre Scritture ha portato alla luce – e che ha a sua volta illuminato i riformatori e coloro che l’hanno recepita.
La seconda verità viene illustrata bene nella parabola del fariseo e del pubblicano, che Gesù ha raccontato in Luca cap. 18. Entrambi si presentavano nel tempio davanti a Dio, e pregavano.
Il fariseo ha ringraziato Dio perché non era peccatore come gli altri, né come quel pubblicano al suo fianco. Per lui, la salvezza se l’aveva guadagnata per merito proprio. Aveva controllato la lista di cose da fare, secondo la legge mosaica, ed era soddisfatto con i propri risultati. Ma purtroppo non riconosceva che il suo cuore era corrotto, e non amava Dio al di sopra di tutte le cose, come avrebbe dovuto. Gli mancava la consapevolezza del proprio peccato e della propria incapacità di arrivare a Dio – la prima verità riscoperta dai riformatori.
Il pubblicano, invece, davanti all’altare nel tempio si è lasciato illuminare da quei sacrifici. I sacrifici del tempio innanzi tutto dichiaravano la sua colpevolezza, il suo stato di peccatore. Senza il peccato, non avrebbero neanche senso i sacrifici del tempio. Ma per lui era chiaro: il pubblicano concordava con Dio quando gli diceva che era un debitore, un peccatore.
E dallo stesso altare, il pubblicano imparava la seconda verità: che quella vittima innocente immolata sull’altare era stata uccisa al posto suo, perché così lui potesse scampare la condanna divina ed essere salvato. Non a motivo del sangue di buoi e pecore innocenti, ma del sangue del Messia innocente che doveva venire. Il pubblicano, illuminato ancora una seconda volta dal sacrificio davanti a lui, capiva che la salvezza era solo per grazia, e si basava soltanto sulla misericordia divina nel perdono dei suoi peccati.
Ecco la seconda verità riscoperta dai riformatori luterani. Dio ama i peccatori. Dio perdona i peccatori. Quando vengono da Lui e confessano i propri peccati davanti a Lui, Egli perdona loro i loro peccati.
Perdonare significa cancellare i peccati dalla memoria. Per Dio, una volta il peccatore è perdonato, il peccato non c’è più. Dio dichiara al peccatore pentito, che riconosce i propri peccati davanti a Lui: tu sei buono. Tu sei giusto. Sei buono e giusto, non in te stesso, ma in Cristo Gesù. La bontà e la giustizia che vedo in te, non è quella tua, fatta da te. Ma è la bontà e la giustizia realizzate da Cristo che vedo su di te. Cristo è la tua giustizia davanti a Dio.
Come aveva scritto San Paolo,
“22 la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c'è distinzione; 23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24 ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.”
Cristo si è sacrificato per tutti noi. Egli è il vero Agnello di Dio, come aveva annunciato Giovanni Battista, che durante la festa del sacrificio pasquale si è dato alla morte sulla croce, e ha versato il suo sangue innocente per l’intera umanità. E’ a motivo della sua morte sacrificale che Dio perdona coloro che meritano invece la sua condanna. Loro “sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.” E non c’è distinzione: il sacrificio di Cristo è valido anche per te.
Dio ci giustifica attraverso la fede in Gesù Cristo. Non ce lo meritiamo – ma Cristo, sì. E a noi ce lo concede gratuitamente, liberamente, senza che lo meritiamo. Ecco perché alla fine della parabola, Gesù ha rivelato che il pubblicano era tornato a casa giustificato. Non se lo meritava, ma per fede nel sacrificio del Messia Dio l’aveva perdonato. Era stato dichiarato giusto davanti a Dio nel perdono dei suoi peccati.
Ed è per questo motivo che continuiamo a celebrare la Riforma Luterana. Per questo motivo si sono battuti i riformatori, e per cui anche noi oggi ci battiamo. Perché con la luce delle Scritture ci riconosciamo peccatori davanti a Dio, e crediamo che in Cristo Gesù i nostri peccati sono stati perdonati. Non ce lo meritiamo, ma Dio ce lo concede per grazia, cioè gratuitamente e liberamente. E noi lo riceviamo per fede, soltanto per fede. Fede che comprende anche queste parole che Cristo ha detto nel vangelo di oggi:
“Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi.”
Nel nome di Gesù.
Amen.
Sem. Luiz R. Lange

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